Cosa ci sarà tra centomila anni

Devono immaginarlo i progettisti di un deposito di scorie radioattive in Finlandia: come sarà il mondo? Come spieghiamo agli umani del futuro cosa c’è lì dentro?

Uno dei tunnel di Onkalo, il primo deposito sotterraneo di scorie nucleari, in costruzione vicino alla centrale di Olkiluoto, sull’isola di Eurajoki, in Finlandia; questa fotografia è stata scattata il 28 aprile 2016 (SAM KINGSLEY/AFP/Getty Images)

In finlandese “onkalo” significa “cavità, posto in cui nascondere le cose” ed è il del primo deposito permanente di scorie nucleari pensato per durare centomila anni. Lo stanno costruendo sull’isola di Olkiluoto, nell’ovest della Finlandia, in linea d’aria a poco più di 200 chilometri da Helsinki e quasi 300 da Stoccolma, in Svezia: sarà completamente sottoterra, le scorie saranno isolate a più di 450 metri sotto il livello del suolo e il costo stimato del progetto è 3,5 miliardi di euro. Gli aspetti più complicati del progetto, tuttavia, non sono quelli tecnici ma quelli culturali, per così dire: come facciamo a spiegare cosa c’è lì dentro agli umani che vivranno tra centomila anni? E come saranno gli umani di quell’epoca? Che lingua parleranno? Saranno più evoluti di noi o vivranno in una nuova età del bronzo?

La centrale nucleare di Olkiluoto, in Finlandia, il 28 aprile 2016 (SAM KINGSLEY/AFP/Getty Images)

Dall’inizio
La Finlandia ha dato il permesso per iniziare a costruire l’impianto di stoccaggio delle scorie nucleari nel 2015, ma la sua storia è iniziata molto prima. Dagli anni Ottanta che gli scienziati studiano Olkiluoto – dove si trova già una delle due centrali nucleari finlandesi – come possibile sede di un deposito permanente di scorie nucleari e nel 2004 Posiva, l’azienda che si occupa della costruzione di Onkalo, ha cominciato a scavare i tunnel del deposito per proseguire gli studi di fattibilità direttamente sul substrato roccioso.

Nel mondo ci sono già altri depositi di scorie nucleari, molti dei quali in Europa, ma nessuno è stato progettato per durare tanto quanto Onkalo e ce n’è solo uno costruito in profondità: il Waste Isolation Pilot Plant (WIPP), che si trova a Carlsbad, nello stato americano del New Mexico. Il WIPP però è stato progettato per durare solo 10mila anni e peraltro riaprirà solo il prossimo gennaio dopo essere stato chiuso per tre anni a causa di un incidente avvenuto a febbraio 2014. La maggior parte dei paesi tiene le proprie scorie nucleari in siti di superficie temporanei. Quando si tratta di scorie nucleari e radiazioni, “temporaneo” può indicare anche un periodo di secoli; a confronto la durata di centomila anni pensata per Onkalo è una buona approssimazione di “per sempre”.

Centomila anni fa la Finlandia era in parte coperta dal ghiaccio come la Groenlandia oggi, gli uomini di Neanderthal vivevano nell’Europa continentale e i primi esemplari di Homo Sapiens, la specie a cui apparteniamo, stavano arrivando nel Medio Oriente dall’Africa. In centomila anni – per capirsi – ci sta più di venti volte la storia umana dalla costruzione delle Piramidi in Egitto a oggi: nel corso dei prossimi centomila anni – secondo le previsioni, fra circa 60mila anni – potrebbe esserci una nuova era glaciale che farebbe tornare la Finlandia e gran parte dell’emisfero boreale sotto spessi strati di ghiaccio. Centomila anni sono anche più che sufficienti a far esaurire l’effetto radioattivo delle scorie nucleari: la maggior parte della radioattività dovrebbe finire in alcuni secoli, centomila anni sono il tempo in cui le scorie avranno smesso del tutto di essere pericolose per le forme di vita. È impossibile prevedere cosa succederà alla superficie della Terra e all’umanità in un tempo tanto lungo; per quanto riguarda il sottosuolo è più facile fare delle ipotesi.

Olkiluoto è stata scelta per ospitare un deposito permanente di scorie nucleari per varie ragioni che lasciano pensare che nei prossimi centomila anni non ci saranno grandi cambiamenti sull’isola, o meglio nella parte di crosta terrestre sotto l’isola. La Finlandia non è una regione ad alto rischio sismico (si trova in mezzo alla placca euroasiatica e non ha vulcani attivi) e questo è già un grosso vantaggio. Inoltre la roccia granitica sotto Olkiluoto è particolarmente asciutta: questo aspetto è molto importante dato che infiltrazioni d’acqua potrebbero avere un effetto corrosivo sui contenitori delle scorie.

Una volta ultimato, Onkalo sarà composto da una serie di tunnel a circa 450 metri di profondità raggiungibili da un unico tunnel lungo 5 chilometri già realizzato; ci sarà anche un ascensore che sarà usato per portare le scorie in profondità. In totale l’insieme dei tunnel sotterranei per lo stoccaggio sarà lungo 42 chilometri. Lungo ognuno dei tunnel saranno scavati dei buchi in cui seppellire le scorie. Le barre di combustibile nucleare esaurito verranno inserite all’interno di alloggiamenti di ghisa che poi saranno chiusi in spessi contenitori di rame; questa operazione verrà svolta in una struttura superficiale al di sopra di Onkalo, sempre gestita da Posiva. Secondo il progetto principale, ogni contenitore sarà inserito in uno dei buchi scavati nei tunnel dopo che il fondo e le pareti dei buchi saranno stati isolati dalla roccia sottostante con uno strato di bentonite, un minerale argilloso impermeabile. Una volta riempiti, i buchi saranno a loro volta sigillati con la bentonite; quando poi un intero tunnel sarà al completo, verrà interamente riempito con blocchi di materiale argilloso e sigillato con un muro di cemento.

Un contenitore esterno di rame e un alloggiamento interno in ghisa per le barre di combustibile esaurito (SAM KINGSLEY/AFP/Getty Images)

I tunnel non saranno scavati tutti in una volta: la costruzione proseguirà anche quando le prime scorie saranno già state depositate. I piani di Posiva prevedono che a partire dal 2020 la Finlandia inizi a stoccare circa 5.500 tonnellate di scorie nucleari – solo finlandesi – nei tunnel di Onkalo: dovrebbero arrivare a essere completamente riempiti negli anni Venti del ventiduesimo secolo e allora l’intero deposito sarà sigillato e gli edifici costruiti in superficie saranno smantellati. La struttura non avrà bisogno di manutenzione, né di fonti di energia: potrà essere lasciata a sé stessa. Al di sopra di Onkalo si cercherà di ripristinare l’ambiente naturale preesistente, con boschi e prati, e secondo il progetto non ci saranno rischi per le persone che vorranno vivere al di sopra dei tunnel.

La glaciazione
Visto il lungo periodo di tempo per cui Onkalo è stato progettato, gli scienziati che hanno lavorato per la sua realizzazione hanno dovuto calcolare gli effetti di una possibile futura glaciazione. Pensano che Olkiluoto sarà coperta da uno strato di ghiaccio spesso circa 2,5 chilometri e per questo la costruzione di Onkalo sarà fatta in modo che la struttura possa sostenerne il peso. Lo strato di ghiaccio porterà la terra sopra il deposito a comprimersi e trasformerà il terreno in permafrost fino a 600 metri di profondità, dice uno studio dell’Università di Turku. Secondo le previsioni di Posiva, che ha fatto degli studi in Groenlandia, il peso del ghiaccio potrebbe creare delle fratture nel terreno, ma non fino alla profondità a cui si troveranno le scorie nucleari. Le ricerche in questo ambito comunque proseguono, come richiesto dall’Autorità finlandese per la sicurezza nucleare (STUK).

Dopo una nuova era glaciale il territorio dell’attuale Olkiluoto verrà probabilmente sommerso dallo scioglimento dei ghiacci e a quel punto il rischio maggiore sarà una contaminazione delle acque da parte delle scorie attraverso infiltrazioni nella roccia, che potrebbero verificarsi anche in condizioni normali, cioè prima di un’eventuale glaciazione: secondo Posiva se uno dei contenitori delle scorie fosse difettoso e avesse una perdita, comunque la quantità di radiazioni che raggiungerebbe le persone sulla superficie sarebbe molto minore della somma di quelle che il nostro corpo assorbe abitualmente per altre ragioni, tra cui la sua naturale radioattività, quella comportata da alcune pratiche mediche, quella dovuta alla presenza di radon nell’aria.

Verso l’eternità
Secondo chi l’ha progettato, il rischio più grande per il futuro di Onkalo non è dato né da una glaciazione né da altri fenomeni naturali: è l’eventuale intrusione di uomini del futuro (se siete tipi particolarmente paranoici e avete pensato a un meteorite che potrebbe colpire Olkiluoto, pensate che uno grosso abbastanza da produrre un buco profondo 450 metri farebbe danni molto più gravi della diffusione di un po’ di radiazioni da scorie). Dal tempo dei Neandertal a oggi, la vita della specie umana è cambiata a tal punto che non possiamo pensare di prevedere come sarà tra centomila anni. Per allora l’umanità potrebbe anche essersi estinta, oppure aver subito una forte involuzione tecnologica ed essere tornata all’età del bronzo. Per questo una delle cose che i progettisti di Onkalo dovranno decidere è che tipo di messaggi lasciare fuori dal deposito per segnalare la presenza del pericolo agli esseri umani del futuro, sempre che decidano che lasciare un messaggio sia la scelta migliore.

Nel 2009 il regista danese Michael Madsen ha girato un documentario su Onkalo che si concentra soprattutto su questo aspetto: s’intitola Into Eternity ed è immaginato come un messaggio dalla nostra epoca a quella dei possibili “scopritori” del deposito.

Nel documentario Madsen dice che, per quanto ne sappiamo, nulla esclude che Onkalo e posti del genere un giorno saranno l’unica testimonianza della civiltà del ventunesimo secolo. Gli uomini del futuro potrebbero scoprire la sua esistenza e non capire di cosa si tratti: potrebbero confonderlo per un luogo di culto, per un complesso funerario o per il nascondiglio di un tesoro. Il paragone più immediato è con le piramidi dell’Antico Egitto, non solo perché si tratta di opere monumentali che hanno saputo resistere a quasi cinquemila anni di storia, ma anche perché non sappiamo ancora tutto ciò che le riguarda.

Secondo alcune delle persone che lavorano a Onkalo – le più ottimiste – l’ipotesi più probabile è che le persone che nel futuro dovessero trovare le tracce del deposito senza sapere di cosa si tratti, disporranno di mezzi tecnologici uguali o superiori ai nostri e sapranno riconoscere un deposito di scorie nucleari senza difficoltà: avranno strumenti per rilevare le radiazioni o fare analisi chimiche. Se poi nel corso del tempo l’umanità dovesse aver subito una regressione tecnologica, si può anche pensare che non avrà i mezzi per scavare a più di 450 metri di profondità e mettersi così in pericolo senza rendersene conto. Nonostante ciò tutte le possibilità devono essere prese in considerazione, compresa quella per cui in futuro i rifiuti di Onkalo potrebbero davvero essere considerati un tesoro: una volta ultimato, infatti, il deposito conterrà grandi quantità di rame e uranio.

La legge finlandese stabilisce che la presenza del deposito dovrà essere segnalata e che le informazioni in merito dovranno essere tramandate nel tempo; non esiste ancora un archivio digitale che contenga tutti i dati sui rifiuti nucleari, ma l’ideale sarebbe che fosse creato e poi sempre aggiornato nel tempo dalle generazioni successive. Sulla superficie sopra il deposito invece dovranno essere messi alcuni segnali: per esempio una serie di monoliti iscritti con alcune delle principali lingue della nostra epoca e una camera sotterranea con spiegazioni più dettagliate – rappresentate anche con disegni e simboli facili da capire – sempre iscritte sulle pareti. Queste iscrizioni dovrebbero far capire chiaramente il pericolo delle scorie ma anche suggerire che Onkalo non contiene nulla di importante, nulla per cui valga la pena scavare.

Per quanto riguarda il tipo di simboli da usare, la questione è stata affrontata anche per il Waste Isolation Pilot Plant, già nel 1990, quando il governo degli Stati Uniti chiese a un gruppo di geologi, linguisti, astrofisici, architetti, artisti e scrittori di pensare a un modo per comunicare efficacemente con gli umani del futuro, che probabilmente non parleranno nessuna delle lingue attuali. Il famoso divulgatore scientifico e astronomo Carl Sagan propose di usare una versione del teschio del Jolly Roger, la bandiera dei pirati, che oggi si usa per segnalare il pericolo di morte; tuttavia nel corso della storia la figura del teschio ha assunto diversi significati e potrebbe cambiarli anche in futuro. I ricercatori di Onkalo hanno pensato di prendere spunto da L’urlo di Edvard Munch: pensano che l’immagine dell’uomo ritratto nel famoso quadro comunichi paura e pericolo in modo universalmente comprensibile.

Secondi alcune delle persone che lavorano a Onkalo, invece, il deposito dovrebbe semplicemente essere dimenticato e nessun tipo di segnale dovrebbe indicare la sua presenza in superficie, in modo da non suscitare in alcun modo la curiosità degli esseri umani del futuro.

onkaloL’entrata di Onkalo, il 28 aprile 2016 (SAM KINGSLEY/AFP/Getty Images)

Onkalo è, insieme al Waste Isolation Pilot Plant, il primo deposito di scorie nucleari davvero permanente che l’umanità abbia costruito e non conterrà che una frazione delle scorie nucleari prodotte per ricavare energia. Molti altri depositi simili andranno costruiti, lontano da vulcani e zone sismiche. Ogni anno nel mondo vengono prodotte 12mila tonnellate di scorie provenienti dalle centrali nucleari: vengono tenute in depositi temporanei dove sono isolate in grandi vasche d’acqua, costantemente raffreddate da appositi impianti.

Anche in Italia dovrà essere costruito prima o poi un deposito nazionale per poter dare una sistemazione definitiva alle scorie: quelle prodotte nel breve periodo in cui ci sono state centrali nucleari attive nel paese, ma anche i rifiuti provenienti dalle attività di medicina nucleare, da attività industriali e di ricerca. Il 60 per cento dello spazio del futuro deposito nazionale sarà per le scorie provenienti dallo smantellamento di impianti nucleari dismessi, il restante 40 per cento per gli altri rifiuti. Secondo SOGIN, la società di stato che ha il compito di localizzare, progettare, realizzare e gestire il deposito nazionale, il progetto sarà fatto per isolare le scorie – 75mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività e 15mila ad alta attività – per più di 300 anni. Quelli ad alta attività, cioè quelli più pericolosi, solo per un periodo di tempo limitato, cioè fino a quando non potranno essere messi un un deposito europeo simile a Onkalo, ancora del tutto ipotetico. SOGIN ha identificato dieci diversi posti che sarebbero idonei per la costruzione di questo deposito nazionale, ma non ancora uno definitivo.  fonte:

 

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